-Lebnen?
-No, Italiana!
-Btitkallami Arabi?
-Eh…no…
Sorriso.
- Italian (pollice alzato e sorriso), English (più o meno e smorfia). Welcome to Cairo!
Così solitamente vanno le mie conversazioni con i taxisti e con la popolazione locale quando Helena, mia amica guida e mentore, non é presente e pronta a carpire discorsi e commenti. Ma fortunatamente questo accade raramente e allora continuiamo a chiedere, ad ascoltare, a farci raccontare questa rivoluzione che ha scosso il mondo arabo e ancora di più l’avanzato ma pigro mondo occidentale.
Oggi, venerdì 29 Luglio 2011, salafiti, fratelli mussulmani e Al-Jamaa Al-Islamiya hanno organizzato un incontro in Midan Tahrir prevedendo 10 milioni di persone. Un numero esorbitante, che però non sorprenderebbe data la loro capacità di raggiungere capillarmente la popolazione in tutto il paese e prelevarla con pulmini bianchi su cui si legge “Egypt is Islamic”. Dopo anni di organizzazione e di presenza in tutto il paese grazie alla fornitura di servizi altrimenti impensabili per larghi strati della popolazione la manifestazione di oggi serve anche per raccogliere i frutti di tanto seminato.
Helena ed io attraversiamo la piazza pervase da uno strano senso di eccitazione e paura. Sono mentalmente e culturalmente pronta, credo, indosso un gonnellone nero e lungo e due strati di magliette nere, ma i capelli sono scoperti, rispettosa senza mentire. Il sole é cocente e rende tutto inverosimile e lontano, ma anche impetuoso ed imminente. Le urla ed i canti degli uomini di Maometto, con le lunghe barbe e i camicioni bianchi. I gruppetti (rari) di donne che sventolano bandiere dell’Egitto ed indossano cappellini nazionalisti sopra il lunghi ed imperscrutabili burka neri. Helena é inquieta, questa non é la rivoluzione che voleva vedere, e mi trascina stringendomi per un polso tra i rappresentanti dell’Egitto islamico.
Due donne cristiane attraversano un fiume di fedeli che protestano nella più lucida convinzione che solo l’Islam possa essere la soluzione per un Egitto meno corrotto. L’adrenalina é tanta, ma piano piano, attraversando il Nilo e dirigendoci verso la tranquilla zona di Zamalek la razionalità riprende le redini della situazione.
La manifestazione di oggi é importante per il neonato senso democratico del nuovo Egitto. I Fratelli Mussulmani, come molti altri gruppi, sono stati in prima linea nella Midan a gennaio. In un caffè incontriamo Hani, cristiano, rivoluzionario. Oggi non é andato in piazza ma ci assicura che non abbiamo corso pericoli reali. Nessuno ora vuole la violenza, meno che mai i timorati di Dio. Certo ha paura che la coalizione mussulmana possa prendere numerosi voti alle elezioni, ma é convinto che lasciare loro spazio e libertà sia il solo modo per annientare l’estremismo. Sorseggiamo dunque un caffè e aspettiamo la sera, quando piazza Tahrir torna ad essere un simbolo di libertà e futuro, per tutti.
A metà strada tra una festa di paese e il centro del mondo gruppi eterogenei si scambiano idee, mangiano gran turco, bevono te. A lato della piazza Omar monta il suo cineforum. Un piccolo schermo bianco, quattro grandi teli di plastica ed un proiettore. A lato un vecchio vende tazze di te zuccherato e acqua fresca. Tutte le sere qui si proietta materiale girato durante i primi mesi della rivoluzione. Oggi si parla di come l’esercito abbia soppresso la rivolta, di come poi i soldati si siano uniti ai giovani della piazza, e dei 17000 ragazzi torturati e tutt’ora in carcere. Chiediamo ad Omar come si faccia pubblicità, ma scuote le spalle. Non appena inizia la proiezione, infatti, i teli si fanno pieni di curiosi ed un nutrito crocchio di persone si accalca in piedi. Molti filmano con i cellulari le scene mostrate, nonostante non ce ne sia bisogno poiché il progetto Cinema Tahrir prevede la distribuzione del materiale a chiunque lo richieda. Di tanto in tanto si applaude, si critica, si interrompe la proiezione per raccontare la propria versione dei fatti. La discussione spesso si fa accesa, ma come divampata viene riassorbita. E la notte di Tahrir continua, proiezioni, ma anche collettivi di artisti per la rivoluzione e improbabili gruppi di discussione come immam e psicologa.
E tutte le sere si compie la magia, e il popolo si riunisce e sogna e lotta per costruire un paese migliore. Molti restano i dubbi e le difficoltà, ma se ne parla in tutti i caffè, nelle sale da te e qualunque cosa succeda non accadrà a caso, non verra lasciata cadere dall’alto tra l’indifferenza. E a questo pensiero penso alla mia patria e provo vergogna.

