Mangia, dormi, muori.

Presentato come il film che parla della nuova Svezia, in realtà racconta benissimo come la Svezia non conosca se stessa. Film di debutto di Gabriela Pilcher, mostra l’arrivo della crisi nella provinciale Skåne. Rasa (Nermina Lukac), una ragazza semplice, con una straordinaria vita ordinaria, perde il lavoro mentre il padre è costretto a lavorare nei pozzi petroliferi in Norvegia. La Pilcher è bravissima a rendere emozioni molto intime come l’angoscia di restare senza lavoro (eccezionale la sequenza che precede il licenziamento) o la noia insistente delle giornate in cui il lavoro non c’è da nessuna parte, assieme a tematiche sociali quali la presenza simultanea di multiculturalità e xenofobia, anche tra gruppi di immigrati.

Girato con attori non professionisti, ma provenienti dallo stesso background dei personaggi, e prediligendo i piani sequenza e le improvvisazioni sul set, il film riesce a cogliere l’identità vera di una classe sociale che raramente compare nei film con tanta naturalezza. Anche la Pilcher, del resto, condivide la stessa origine meticcia e proletaria dei protagonisti del film e racconta di come sia sempre stato straniante non sentirsi mai rappresentata sullo schermo.

La trama è invasa dalla realtà, ma la regia tiene le fila di tutto aggiungendo un senso di rabbia costante mitigato soltanto dalla bellezza cruda delle immagini.

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