Ci vorrebbe del limone

Il tavolino di finto marmo pende verso sinistra. I boccali di Ichnusa si inclinano, esce un po’ di birra, ma non cadono.

– Dai Granata, facciamogli il culo!

Simona sorride e si sistema una spilletta del Torino sul seno accarezzando il bordo della camicetta. Massimo continua a sventolare la sciarpa granata, lo sguardo perso nel campo a quadretti. Gianni, appoggiato al bancone, ride.

– È dal ’95 che ci provate. Dai Max, lascia stare.

Anita sorseggia un gin tonic da un bicchiere della coca cola. Le piace il gin tonic, sa di pioggia e di tavoli sporchi. Anita l’ha portata con l’inganno a vedere il derby. Difficile trovare qualcosa di più noioso e moralmente degradante. Prima del calcio d’inizio hai rispetto per le persone che frequenti, pochi secondi dopo si trasformano in primati. Ci vorrebbe la scorza di limone, però. O una fettina di cetriolo.

Simona punta il seno verso Max, sorseggiando una Sprite.

– Oh, ma guarda. Che tacchetti strani che hanno. Sono nuovi?

– Eh? Eccolo! Il Belga Volante!

– I tacchetti. Non sono strani?

– …no, li hanno così da qualche anno. Dai Gillet!

Tre cubetti di ghiaccio tintinnano nel bicchiere. Anita ne prende uno tra i denti e lo fa girare con la lingua. Chissà perché fanno sempre vedere i giocatori così piccoli. La regia è il vero problema del calcio. Se ci fossero inquadrature più avvincenti, magari riuscirebbe a tollerarlo.

Gianni alza le braccia e cammina in tondo.

– Nooo! Ma che cazzo, sembra che gli stia male la maglia della Juve a Giovinco. Gioca bene con tutti, e da noi fa cagare.

Solo Simona può essere così sensuale con una camicetta gialla. È che la pelle è del tono giusto. O è per come sta seduta? È dritta e composta ma allo stesso tempo pare rilassarsi sulla sedia e dominare completamente lo spazio attorno.

– Fallo! Fallo! Non è un entrata, ma un tentato omicidio!

– Ma va Gianni, questo si che è Derby!

– Max, stai sudando per il fallo?- Anita appoggia una mano sulla coscia di Max e gli tampona la fronte con un fazzoletto. La scollatura aperta sotto il suo mento.

– Cosa? ma no…mi sono rovesciato la birra addosso.

Anita succhia rumorosamente gli ultimi sorsi di drink dalla cannuccia. Forse il calcio non è poi il peggior nemico dell’intelletto. Glik espulso. Si alza decisa, la sedia balza indietro. Al bancone un vecchio distoglie gli occhi dallo schermo, la guarda e prende in mano la bottiglia di Gordon. È del Cagliari. Non c’è alcuno motivo per cui lei, di sabato sera, sia in questo triste bar sardo a guardare una partita. Appoggiata al bancone, la mente rischiarata da un nuovo bicchiere, il concetto le sembra evidente: dall’alto di uno schermo sfilano gambe muscolose che corrono instancabili; prostrati davanti a questo una ventina di uomini di varia età imprecano e gioiscono e urlano in stato di estasi; due di questi uomini (uno è Max, l’altro un corpulento sardo dai radi capelli lunghi) sono a loro volta venerati da donne che fingono interesse per il gioco, impotenti davanti alla fede.

– Nooo!

– Ed è Goal!!

Le urla, i lamenti e la telecronaca si uniscono in un rumore eccitato e monotono al tempo stesso. Max scuote la testa, incredulo, e si concede una sigaretta appena fuori dalla porta a vetri. Simona fa per seguirlo, ma si decide per scendere la scala a chiocciola e andare in bagno. Anita fa un lungo sorso di gin e tonic, lungo quanto il corpo sinuoso di Simona, lungo quanto scavallare le gambe, alzarsi ritoccandosi le pieghe della gonna, lanciare un’occhiata furtiva alla porta a vetri e, dando una frustata con il collo ai ricci nocciola, dirigersi verso le scale. Una scorza di limone sarebbe perfetta.

Poi, invece, tutto succede in un istante. Il bicchiere posato con un tonfo sul bancone, uno scambio di sguardi con il barista che sembra arrossire, passi veloci giù per le scale, la porta si apre, gli occhi marroni di Simona sono lucidi e arrossati.

– È un deficiente. E comunque oggi non è serata. Lascia che mi prenda io cura di te.

Altre grida juventine. Max starà finendo il pacchetto di Winston. Simona non capisce, vuole solo sentirsi bella. Anita le accarezza i capelli e due lacrime si liberano sulla guancia, ma sorride di un sorriso che cancella il volto da ragazzina sciocca di poco prima. Anita le stringe un po’ il collo, la bacia. Sa di limone. La camicetta si apre, il seno pare saltar fuori. Invece è la spilletta del Toro a cadere a terra.

– E andiamo! Doppietta del Principino!

– Ma vaffanculo!

Le voci svegliano Simona, che pare tornare da un viaggio lontano. Guarda Anita incredula, si chiude la camicetta, borbotta qualcosa e esce pettinandosi i capelli con le mani.

Anita si guarda allo specchio e sorride. Quando torna in sala, Simona è seduta accanto a Max e lo consola. Gianni beve fil’e ferru con il barista parlando di scudetti, di derby e dei tempi andati. Fuori il vento freddo passa attraverso il cappotto, i festeggiamenti sono lontani.

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